17 September, 2008

STOP.......THE RACKET OF NIGERIAN GIRLS

 ENGLISH SUMMARY:
To stop the prostitution of African girls, adopt one of them.

In italy  thousands of Nigeria girls live in  clandestinity and  as  prostitutes:
   They are exploited through a racket that brought them to    Europeprostituta africana with false promises and later reduced them to a complete state of slavery.
 
This associationan  an ONG here in Italy has initiated  a help project called  "LA RAGAZZA DI BENIN CITY" =  THE BENIN CITY GIRL http://www.inafrica.it/benincity.html. They are creating awareness of the problems of thei phenomenon  and  calling for  peoples  participation and solidarity.
SUMMARY BY,
Chukwubike Okey Charles

 

solidarietà

Per fermare la prostituzione di ragazze africane, adottane una

 

In Italia vivono, clandestine e prostitute, migliaia di ragazze nigeriane, sfruttate da un racket che le ha portate in Europa con false promesse e le ha ridotte in stato di vera e propria schiavitù

 

17/9/2008

prostituteIn Italia vivono, clandestine e prostitute, migliaia di ragazze nigeriane, sfruttate da un racket che le ha portate in Europa con false promesse e le ha ridotte in stato di vera e propria schiavitù.

L'incoscienza di clienti che - di fatto - contribuiscono a sfruttarle; il perbenismo di quanti ritengono che il problema può esser risolto solo rispedendole in Africa; il moralismo di quanti non sopportano neppure l'idea di dover parlare di prostituzione; l'indifferenza di quanti vivono solo del loro egoismo e non sanno auspicare altro che soluzioni punitive e detentive; il razzismo sempre e comunque presente; l'imperfetto impegno civile di chi ha espresso solidarietà per Safiya e per Amina, che hanno rischiato di essere lapidate in Nigeria, ma non sa far nulla per le tante Safiya ed Amina che vivono in Italia …. queste sono le pietre con le quali, ogni giorno, le africane sono lapidate in Italia.Il Progetto "La ragazza di Benin City" affronta la problematica delle ragazze africane che giungono in Italia, ridotte in condizione di schiavitù e vuol farsi strumento non confessionale di azione concreta, operando su quattro fronti:

1 – con le "organizzazioni del volontariato", incentivando a loro favore il flusso dei sostegni finanziari grazie ai quali possono portare avanti percorsi di recupero di queste ragazze;
2 – con le "istituzioni", sollecitandole a non risolvere il problema solo con il rimpatrio delle ragazze;
3 – verso i "clienti", recuperandoli ad un comportamento responsabile ed aiutandoli a superare il loro stesso disagio con l'apporto di gruppi spontanei di auto-mutuo aiuto;
4 – verso l'opinione pubblica proponendo iniziative di sensibilizzazione.Il Progetto non raccoglie direttamente e non gestisce denaro, ma invita chi può e lo desidera, ad adottare a distanza una ragazza, finanziandone, in modo reciprocamente anonimo, il percorso di recupero attuato dalle organizzazioni del volontariato.Il Progetto vuol essere un moltiplicatore di iniziative e vi operano ex clienti, operatori culturali, volontari, testimonial. L'idea di fondo è che se non si coinvolgono tutti gli attori, il fenomeno non sarà né compreso, né debellato. Chi vuole spendersi in prima persona può farlo; chi vuol fare qualcosa, ma restare anonimo può farlo; chi vuole uscire dal proprio disagio può farlo.Al fine di mediatizzare l'iniziativa e di valorizzare il ruolo dei mezzi di informazione, è stato creato il Premio "La ragazza di Benin City" che ogni anno verrà attribuito ad un personaggio che abbia contribuito a creare una cultura della solidarietà relativamente al problema della schiavitù e della condizione della donna. Alla Fiera del Libro di Torino 2002, la prima edizione del Premio è andata a Toni Capuozzo, giornalista di Canale 5.Il Progetto prende avvio dalla storia d'amore di un italiano per una giovane nigeriana. Alcuni lettori del romanzo che ne è nato, "Akara-Ogun e la ragazza di Benin City" di Claudio Magnabosco, edito da Quale Cultura - Jaca Book, hanno fatto "rete" tra loro, trasformando l'esperienza di ciascuno in una concreta azione di solidarietà umana e di impegno sociale e civile.


Abbiamo costituito l'Associazione le ragazze di Benin City della quale fanno parte le nostre ragazze clandestine e ancora dentro alla tratta, alcune ragazze che ne sono uscite e donne italiane solidali. Non siamo delle intellettuali, non siamo brave a parlare in pubblico e a scrivere, ma vogliamo aver voce. E per fare le cose che noi non sappiamo ancora fare, è necessario ci siano al nostro fianco delle donne che diano una mano. L'adesione è poco più che una formalità, non ci sono soldi da versare, scadenze da rispettare ma è richiesta attenzione ai problemi delle ragazze trafficate e disponibilità a fare qualcosa. Ad esempio diffondere i materiali che riusciamo a fare, le cose che vogliamo dire pubblicamente. Da donna a donna ti chiedo di aderire alla nostra Associazione che ha un semplice Statuto.


per aderire http://www.inafrica.it/benincity/aderire.html

http://www.modica.info/new.asp?id=1655

 


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