26 April, 2009

Malta e Italia. Il caso Pinar E

M.C. Mirabello

di M.C.Mirabello
L’ennesimo viaggio della speranza, l’ennesima diatriba internazionale.
Un lungo, lunghissimo viaggio. Quello di alcuni inizia dalla Nigeria, con le proprie gambe, con l’autostop… Due mesi, dieci mesi. Uomini, donne, bambini. La Libia terra di tramite verso la salvezza, o almeno così ci si illude che possa essere. La Libia, che discrimina le persone di colore, e che quindi fomenta gli spostamenti dal suo territorio di tanti disperati. Il colore della tua pelle rappresenta il biglietto gratuito per un viaggio indimenticabile, senza cibo e senza acqua. Non sai nuotare? Un’ulteriore emozione. Per alcuni il costo varia dai 1000 ai 1200 dollari.
Queste le prime testimonianze raccolte dalle telecamere delle Iene e da un giornalista de La Repubblica. Sfuggire dalle guerre, sfuggire dalla povertà, sfuggire da ingiuste condanne che pendono sulla propria testa. Un barcone che attraversa il mare, che possa raggiungere uno dei paesi in grado di offrire una possibilità di una vita degna di esser chiamata tale. Fin qui la “solita” storia di clandestini,immigrati o persone, (come ricordava Gad Lerner)?
Due barconi, con 154 PERSONE a bordo, in avaria nel Mediterraneo. Finito il carburante, le onde sono troppo alte. Un mercantile turco nelle vicinanze salva , come può, quei corpi stremati, costretti a bere l’acqua del mare da giorni. Una giovane donna, e il bambino dentro il suo grembo, perdono la vita nel tentativo di salire a bordo. Il corpo è recuperato, un altro corpo inanime, un altro funerale. Ora devono intervenire le autorità internazionali.
Malta e Roma. Dove deve andare questo cargo? E mentre le responsabilità si rimpallano, loro restano lì in mezzo al mare. Lampedusa o Malta? Questo è il dilemma. Il porto più vicino è quello di Lampedusa. Per Malta è lì che Pinar E, il nome del mercantile, deve dirigersi. Alt! L’Italia nega il permesso di entrare nelle proprie acque internazionali, la direzione deve essere Malta.
Il ridicolo scontro diplomatico si conclude con lo sbarco a Porto Empedocle.
L’Italia, secondo le parole del ministro della Giustizia, Angelino Alfano “si è fatta carico dei propri doveri umanitari”. Meno male! La solidarietà arriva… Dopo quattro giorni! Non c’è fretta alcuna.
(A proposito, qualcuno ha visto qualche immagine nei telegiornali durante la settimana?! ).
Impresa ardua interpretare il diritto marittimo internazionale, discutiamone un altro po’… Tanto sono “gli altri” alla deriva… Il ministro maltese Bonnici parla di un semplice “disguido tra amici”!
Amici che adesso discutono delle cifre circa i fondi europei destinati al controllo delle frontiere. Secondo Maroni, dossier alla mano, Malta, a fronte di 1200 chilometri di coste, incassa 7,1 milioni. L’Italia, che ha
un ´ estensione di coste 5 volte superiore, riceve 12,6 milioni.
E Malta fa sapere che “Maroni può preparare quanti dossier vuole. Se c'è qualcuno che pensa che Malta è pronta a ricevere immigrati che in realtà si trovano sotto la responsabilità di altri Stati, se lo può definitivamente scordare”. Il ministro Maroni si appella all’Unione Europea, poiché ciascuno è tenuto ad intervenire nelle aree di sua competenza
Unione Europea che convoca i ministri dell’Interno dei due paesi (ora uniti nel chiedere aiuti all’UE, ma fermi nelle loro posizioni sul caso Pinar), e che propone “norme vincolanti per ripartire il peso degli immigrati”, nonché il rafforzamento di Frontex, l’agenzia il cui compito è quello di pattugliare le coste. Nell’incontro, svoltosi a Bruxelles, il commissario europeo alla Giustizia e Libertà, Jacques Barrot, non si è comunque espresso a favore dell’uno o dell’altro; del resto le interpretazioni possono essere molteplici. Indubbiamente diplomatici. Resta volontaria, e non obbligatoria, sino a nuova proposta, l’applicazione del principio di equa distribuzione del peso dell’immigrazione.
E le 154 persone? Destinate al centro di identificazione ed espulsione.
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