29 September, 2015
SALVINI IN NIGERIA?..... PERSONA NON GRATA ....!!
28 September, 2014
Suspects abandon Italy, China to lead robbery gang in Lagos
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08 October, 2012
Balli e amicizia: i nigeriani di casa nostra
Balli e amicizia: i nigeriani di casa nostra
http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/10/153929/Balli_e_amicizia%3A_i_nigeriani_di_casa_nostra_.html
08 May, 2012
MUSLIMS IN ROME PROTEST AGAINST THE PERSECUTION OF CHRISTIANS IN NIGERIA
Nigeria: musulmani domani a Roma fiaccolata contro persecuzioni cristiani
ultimo aggiornamento: 08 maggio, ore 14:54
Roma, 8 mag. - (Adnkronos/Aki) - I giovani musulmani della Comunita' Religiosa islamica italiana (Coreis) parteciperanno domani alla fiaccolata contro le persecuzioni nei confronti dei cristiani in Nigeria che si terra' a Roma. Lo ha annunciato in una nota l'imam Yahya Pallavicini, vice presidente della Coreis. "Ringrazio il presidente della Comunita' Ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, per l'invito alla fiaccolata di solidarieta' promossa dalla Comunita' di Sant'Egidio e dall' Ucei (Unione delle Comunita' Ebraiche d'Italia) per domani a Roma", ha affermato Pallavicini.
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Nigeria-musulmani-domani-a-Roma-fiaccolata-contro-persecuzioni-cristiani_313281931232.html
13 April, 2012
Accusato di stupro su minore, due anni in cella da innocente
Accusato di stupro su minore, due anni in cella da innocente
Il caso
L’uomo è stato assolto «perché il fatto non sussiste» dopo quasi 24 mesi trascorsi dietro le sbarre: era detenuto in carcere a Modena dal 7 maggio 2010 in attesa di un processo che si è concluso solo nei giorni scorsi e che gli ha ridato la libertà.
29 February, 2012
Ogbonna, azzurro dentro
Ogbonna, azzurro dentro
Questa sera giocherà la sua prima partita da titolare in Nazionale contro gli Usa. E noi vi spieghiamo perchè avrà successo
Dalla B alla Nazionale in pianta stabile, che salto! Al netto degli juventini post-Calciopoli e dei milanisti post-Scommessopoli, negli ultimi trent'anni il salto triplo è riuscito soltanto a Carnasciali nel 1993 e a Maccarone nel 2002. Ha superato l'epoca smargiassa che sembra dovere far parte della crescita di ogni giovane moderno, e che rappresenta una sorta di mitridatizzazione obbligatoria, di vaccinazione contro le tentazioni dell'ambiente.
Ha pagato il suo dazio alla gioventù - niente a che vedere con Balotelli, sia chiaro - quando, rientrando all'alba del 22 dicembre 2008, un colpo di sonno lo ha fatto uscire di strada con la sua Smart, finendo nel Sangone, il quarto fiume di Torino: brutte contusioni, grosse preoccupazioni, ma il 7 gennaio 2009 era già in campo. È cresciuto mentalmente, psicologicamente e si capisce fisicamente. Bello come un Angelo, ha un lessico vasto e persino colto, non preso gaglioffamente in prestito dalle tifoserie, dal bar sport, dal giornalismo. Passato giovanissimo al Torino, si è fatto la gavetta di un anno in prestito al Crotone, serie C1, per tornare poi alla casa madre, all'ovile granata, guadagnandosi i gradi di vicecapitano.
Difensore centrale, ma anche esterno all'occorrenza, atleta di eccezione, tutti i suoi 190 centimetri al servizio della forza, della velocità. Capace di recuperi repenti e di piazzamenti meditati. È perno, propulsore, trascinatore. Un Beckenbauer coloured, quando esce in bello stile dall'area: testa alta e palla al piede. Non ama il dribbling, preferisce il calcio lineare e possente, se deve proprio esercitarsi nel dribblare lo fa con il gossip. Lui non è infatti tipo da suv, veline e privè. Tutte cose che potrebbe comunque permettersi, avendo di recente rinnovato il contratto col Torino sino al 2016, passando in un amen da 150.000 a 800.000 euro l'anno. Ha scoperto la lettura leggendo la vita di Mandela e adesso sta riempiendo la sua libreria di biografie di grandi neri che hanno fatto la storia: da Martin Luther King a Malcolm X, fino ad Obama.
Non fa falli stupidi, le ammonizioni sono rarissime. Appena due, in questa stagione: una in granata, l'altra in azzurro. Ha il rispetto pieno di tutti, compagni ed avversari. Il personaggio rischia insomma la noia, tanto è didascalico. E i tifosi granata rischiano di perderlo: si dice che il Milan abbia un'opzione, e pensare che il rossonero sia sempre meglio del bianconero della Juventus, alla quale lui ad un certo punto apparve “sacrificabile”, è conforto molto relativo.
Unica magra consolazione per i colori granata è che la sua probabile cessione genererà una gigantesca plusvalenza. Acquistato nel 2002 dal Cassino per appena 3 mila euro, l'estate scorsa Cairo ha fissato il prezzo: “Ho rifiutato una proposta del Napoli di 8 milioni più la metà di Santacroce. Per averlo servono 19 milioni, Ogbonna non vale meno di Ranocchia”. Dichiarazione che ai tempi poteva sembrare da trattamento sanitario obbligatorio mentre adesso è puro realismo di mercato.
Timothy Ormezzano
23 January, 2012
A Spirano la Lega si affida a Iwobi Primo assessore nigeriano-padano
A Spirano la Lega si affida a Iwobi
Primo assessore nigeriano-padano
- 24 gennaio 2012
- Cronaca
«Mi piaceva la Lega federalista» Ed eccolo Tony, 57 anni, il sorriso sulle labbra, il tono pacato, i modi gentili. Ci accoglie durante una pausa lavoro all'ospedale di Treviglio, dove dal 2010 gestisce con la sua ditta i sistemi informativi dell'azienda ospedaliera. «La Lega? Ho abbracciato il suo progetto nel 1993 quando predicava il federalismo. Io arrivavo dalla Nigeria, una nazione federalista e mi piaceva quell'idea. Quello con la Lega non è solo un rapporto politico, ma anche umano. Qui dentro ho trovato molti amici con cui condividere le stesse idee», racconta mentre si aggira tra i computer. Tony è laureato in informatica, ma prima di arrivare fin qui ha fatto di tutto. «Sono arrivato a Spirano nel 1976», racconta. Dice Spirano e non Italia perché la sua Italia è stata fin da subito questo paese della Bassa di poco più di cinquemila anime. «Colpa del mio amico Charli che era già arrivato qua, io sono stato il secondo nigeriano arrivato a Spirano». Come Charli ha iniziato lavorando al maneggio Beretta, famoso per i tre i cavalli protagonisti della pubblicità del bagnoschiuma Vidal. «Lavoravamo duro, davvero tanto, e non sai quanti calci ho preso dai cavalli», ricorda.
«Qui ben accolto» Non erano certamente tempi facili e la gente li guardava come se arrivassero da Marte. Chi scrive, era una bambina di 5, 6 anni e ricorda ancora quando vedeva Charli, un ragazzotto dalla pelle scura scura, ogni tanto arrivare alla casa della sua balia. Charli avrebbe poi sposato Olimpia (figlia della balia), come Tony Lucia. Due bergamasche. Non erano tempi facili e le unioni miste si contavano davvero sulle dita di una mano in paese. Tony lo sa, muove le mani come a dire mamma mia, ma i ricordi sono dolci come il miele: «Ho sposato Spirano fin dall'inizio. Questo paese mi ha comunque accolto a braccia aperte e gli spiranesi mi vogliono bene. Qui mi sono sposato e sono nati i miei figli. Ora sono anche nonno». Ecco perché certi discorsi, che dice demagogici, sugli extracomunitari proprio non li vuol sentire, anche se ha un'idea chiara di quello che non va: «Quando sono arrivato qui più di trent'anni fa, ero supercontrollato. I poliziotti venivano a casa mia due volte alla settimana, oggi che fine hanno fatto questi controlli? Chiaro che poi non è giusto neppure arrivare in Italia così, questa è un'altra faccia dello schiavismo. E lo dice uno che è arrivato da straniero qui e si è integrato».
«Bergamasco nel mondo»
E se a Spirano Tony è a casa, l'Africa non la dimentica: «Ci sono appena tornato – spiega –, stiamo portando avanti un bel progetto sanitario con il Ghana». Anche se poi glissa se si senta più africano, bergamasco o tutti e due: «Io mi sento cittadino del mondo, ovunque vada mi sento a casa mia». Certo poi ci sono i cavalli di battaglia lumbard, la lingua, le tradizioni, le origini, la propria storia... Tony ha guidato finora la commissione Cultura che ha fatto della riscoperta del dialetto uno dei progetti di punta: «Segreteria telefonica, carta intestata e cartelli in bergamasco possono apparire come folclore, ma io dico "tu bergamasco non devi avere paura di parlare la tua lingua madre, di riscoprire le tue origini"». Ecco perché Tony il dialetto lo capisce e lo parla: «Alura, com'el... Ho sposato una bergamasca, 35 anni fa, mi sono dovuto adeguare, per forza». E per amore.
Vanessa Santinelli
10 December, 2011
Un intervento chirurgico l'ha salvata da una grave cardiopatia
Palermo (TMNews) - Ha occhi tristi ma riconoscenti, un sorriso appena accennato, le mani giunte, l'espressione di leggero imbarazzo. Sigeoma ha 19 anni, è nigeriana ed è nata con una grave malformazione cardiaca. Ora sta bene, la sua vita non è più in pericolo grazie a un gruppo di volontari dell'Associazione Solaria di Palermo, che l'ha fatta venire in Italia a proprie spese affinché potesse essere sottoposta a un delicato intervento chirurgico all'Ismett, centro sanitario all'avanguardia, come spiega Giacomo Vernengo, pediatra dell'associazione. Il caso di Sigeoma è il quarto a essere risolto grazie al programma di medicina umanitaria dell'associazione siciliana. La mancanza di fondi ha fatto tramontare l'ipotesi di creare una struttura sanitaria nei Paesi interessati, rendendo necessaria una diversa forma di assistenza. Sigeoma ha ripreso a camminare e a mangiare normalmente anche se il cibo italiano non le piace tanto. Presto tornerà in Nigeria dove per un po' sarà tenuta sotto controllo da un'equipe medica locale.http://www.tmnews.it/web/sezioni/videonews/20111208_video_17153241.shtml
13 October, 2011
Nigerian Immigration Service And Beneficiaries Of Harvested Human Spare Parts
For the Europeans who have been undergoing diaralaces without a donor of kidney, it is the best development that can happen in their demand of stay alive.
The borders of Nigeria with Chad Republic, Niger and Camerouns are very porous, thus creating an easy passage way for some Al’Queda militants who are anti American and the United Nations.
This so-called universal prosperity is a clog in the wheel of progress for mankind. With reference to the recent article by the United Nations, the money in the hands of just three persons is more than the aggregate gross domestic product of the forty eight most impoverished countries. It stated that many poor individuals eke a living by surviving on just $2 daily. Millions of those people have no access to portable drinking water and cannot afford one square meal a day.The hazards posed by migrant Fulani cattle rearers who might have links with Boko Haram and Al’Queda cannot be under-estimated. In a bid to exploring areas for grazing their animals they move from the nook and crannies across the state. And in the course of this endless migration, the animals defecate in all their foot path.
Researchers have proved that animals waste contain similar bacterial as human waste. So, indiscriminate dump of cattle waste by the river bank could fast track bacterial mobility – to water consumers in the rustic environment.
About 80% of population today is without safe dependable water and the consequences are enormous. No fewer than a thousand people are killed annually through water related diseases, such as Bihazzia which afflict so many people, Filariases the world biggest causes of blindness affecting so many people in the northern parts of the country. Dysentery, cholera and typoid continues to destroy human lives. Contaminated water is usually responsible for the menance of those disastrous bacterials.
It had been confirmed by experts in their survey of many delvoeping countries that about 95% of all infant mortality could be avoided through safe water utility and refuse disposal by keeping our cattles in approved cattle ranches across the country.
Retrospectively,the Benin female youths and adults were becoming notorious by jumping Italian Immigraiton regulations. Their major concen was to join the band wagon of the successful Roman prostitutes. They were oblivious of the health hazards of such venture and many of them became afflicted with diverse sexual infections. So, many did not live to enjoy the so-called money they had acquired.
However, it should be abundantly clear that the Benin man is a very proud man and do not encourage their women to live such lives which is antitetical with our cultural valure.
In our youthful days, it was a taboo for a stranger to cross the leg of a married women seating down on a mat nor can a none member of the royal family touch the wrapper of the king.
So, when a Benin woman weds according to our native law and custom, it is a congregational prayer that God and our ancestors should join husband and wife as partners, that will become a shinning example to others who are yet to go into this life long institution and not to become a Roman prostitute.
When the senate president, Senator David mark, paid a courtesy visit to the Benin Moanrch on the 23rd September, 2011, he made a postivie remarks about the pragmatic actions taken by the Nigeiran Ambassador to Italy, Crown Prince eheneden Eradiauwa towards changing the negativ image of the Ngierian girls in Italy.
05 May, 2011
ITALY: NIGERIAN BLOWS UP HIS APARTMENT TO AVOID BEING EVICTED
Sei i feriti nell'esplosione, erano i carabinieri e i pompieri che lo dovevano tirare fuori
foto Ansa21:39 - Una persona è morta e sei sono rimaste ferite in seguito ad un'esplosione avvenuta in un appartamento a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. A perdere la vita un 50enne di origine nigeriana che ha fatto volontariamente esplodere la casa. L'uomo doveva essere sfrattato e per questo si era asserragliato nell'appartamento. Sul posto sono giunti i carabinieri e i vigili del fuoco per eseguire lo sfratto: sei di loro sono rimasti feriti.
Si era asserragliato in casa da alcuni giorni per non farsi sfrattare. Quando sul posto sono arrivati i carabinieri e i vigili del fuoco per applicare il provvedimento, il cinquantenne ha provocato un'esplosione, forse con una bombola del gas, che lo ha ucciso e ha ferito, in modo non grave, tre vigili del fuoco e due carabinieri.
E' successo a Castiglione delle Stiviere, in un appartamento che si trova in un vicolo a fianco del Duomo, in pieno centro cittadino. La zona è transennata e i carabinieri non fanno avvicinare nessuno, mentre i vigili del fuoco e i tecnici del Comune stanno valutando i danni provocati agli appartamenti e agli edifici vicini.
Non è ancora chiaro se sia stato l'inquilino a fare esplodere la bombola del gas o se avesse da tempo saturato l'ambiente di gas, provocando l'esplosione non appena qualcuno ha suonato il campanello e provocato una scintilla. Quando i soccorritori hanno raggiunto l'alloggio, dopo che l'esplosione aveva investito i tre vigili de fuoco e i due carabinieri, hanno trovato il cinquantenne morto, sotto le macerie.
06 January, 2011
500 Nigerian victims of forced prostitution killed in Italy
500 Nigerian victims of forced prostitution killed in Italy
Research by the Association of Benin City Girls calls for better protection for victims
More than 500 Nigerian girls and women have been killed in Italy in the recent years. They were all victims of human trafficking and forced prostitution, a new research has revealed.
The research carried out by the Association of Benin City Girls, was financed by the Government’s Equal Opportunities Department.
Three Nigerian former victims of human trafficking and forced prostitution conducted the research, headed by Ms. Isoke Aikpitanyi, the founder and spokesperson of the Association of Benin City Girls, the only association of victims and former victims of human trafficking in Italy.
They interviewed more than a thousand new Nigerian victims of human trafficking in Italy.
One of the key findings of the research is that the number of Nigerian girls and women forced into prostitution in Italy continues to grow day by day, but very few manage to find a way out.
Most of the victims are minor children, and they are usually brought to the country upon an agreement to repay a loan which keeps on growing in order to force them into prostitution for a much longer period.
The average amount each victim must pay for her freedom is 80,000 Euros. This in fact forces them to work every day, whether they are sick, have their periods, are pregnant, etc. Whether it’s hot or cold, the girls and women must go out to look for clients.
The research underlines the fact that prostitution is a very complex issue and warns against the common belief that most prostitutes freely decided to become prostitutes.
Even though many of them easily claim that they chose to become prostitutes and enjoy doing it, in reality this is just a mask they’ve learnt to put on to hide the fact that they are convinced there is no way out.
While there may be people who willingly decide to become prostitutes, this research however, shows that none of the victims interviewed chose to become a prostitute.
The research reveals that there are at least 10,000 female pimps (maman) in Italy managing human trafficking and girls and women forced into prostitution.
The exploiters usually hijack children of their victims so as to blackmail them and force them not to rebel. At least 50% of the victims have performed clandestine abortions, the research shows.
All the Nigerian girls who are victims of human trafficking and forced prostitution in Italy are managed by the Nigerian mafia, the research shows. It also reveals that human trafficking and forced prostitution are just two of the many activities carried out by the Nigerian mafia in the country, which Isoke describes as “one of the most dangerous in the world.” She adds that the Nigerian mafia is specialized in human trafficking especially of women and girls for forced prostitution, men for forced labour, organs, drugs, and arms.
The survey also reveals that social assistants find it very difficult to approach victims of human trafficking because they live in isolation and underground. This makes it difficult to help the victims find their way out.
Even though the Government has banned street prostitution, the research shows that there are still some Nigerian girls and women working on the streets. There is an increasing tendency of transporting them from one area to another, depending on where there is a high concentration of clients and less inspection by the police.
It emerges that the public opinion is not informed of the dramatic situations in the Identification and Expulsion Centres where irregular immigrants are taken before being deported from Italy.
The research also shows that deportation of girls forced into prostitution is not a solution at all to their problem.
Even after deportation, the girls are still under the control of their exploiters who do arrange for them to go to new destinations for the same work, or be marginalized if not killed.
A truly worrying finding of this research is that many Nigerian churches and associations in Italy are accomplices of traffickers. The research reveals that some of them actively collaborate with human traffickers while others are aware of their activities but avoid doing something for fear.
The role of former clients in saving victims of forced prostitution also emerges from this research. Most of the prostitutes and victims of human trafficking who escaped from traffickers were assisted by a client or a former client. This is why the research calls for a campaign to inform the clients of the important role they can play in saving the victims of forced prostitution.
The former victims of trafficking should be involved as peer counsellors and social operators in anti-trafficking operations, the research recommends. It also recommends national campaigns to inform the public of the real situation of the victims of human trafficking and forced prostitution.
The research recommends implementation of the recently adopted European norms calling for tougher penalties for traffickers and better protection for victims.
Recognising the important role former victims of human trafficking can play in helping the new victims, the research recommends involving them in a national campaign in Nigeria to inform potential victims of what they risk if trafficked to Europe. It also recommends establishing care homes for the victims where the former victims of human trafficking play key roles in supporting the new victims and working as peer counsellors. This is supported by the fact that many former victims are ready to help the new victims, especially the very young ones.
It is equally important to help the victims re-establish relationships with their families in their home countries, the research suggests, in addition to a national campaign to raise awareness of the Nigerian mafia.
The research recommends simplifying the bureaucratic procedures in order to make it easier for the victims to seek help.
Isoke says that the Association of Benin City Girls receives so many requests for help from victims of forced prostitution, but with limited resources, they find it difficult to help all of them. We’d like to appeal to all public institutions, private companies and individuals to support the Association of Benin City Girls and all other similar associations helping the victims. People in need of help to save their lives should never find doors closed.
ASSOCIATION OF BENIN CITY GIRLS
If you are a victim of forced prostitution or if you know a victim in need of help, please contact the
Association of Benin City Girls using the following contacts:
Tel: 346 9406053
Email: isoke.aikpitanyi@gmail.com This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it
By Stephen Ogongo Ongong’a
news07 September, 2010
Ex prostitute traduttrici per la Polizia
Le donne nigeriane, liberate dal giogo della prostituzione dalla Polizia di Trieste, hanno collaborato grazie alle proprie conoscenze linguistiche all'operazione "Hermes" che ha portato all'arresto di 28 narcotrafficanti. Il cartello, proveniente dalla Nigeria, usava persone dell'est europa per trasportare cocaina dal Sud America ed eroina dall'Afghanistan.
Trieste, 07-09-2010E' il primo caso in Italia di ex prostitute nigeriane che collaborano a un'inchiesta su un traffico internazionale di stupefacenti.Il dato e' stato sottolineato stamani, nella Questura di Trieste, alla conferenza stampa per l'operazione "Hermes" che ha portato la Squadra Mobile del capoluogo giuliano e la Polizia di Frontiera ad arrestare 28 corrieri di un'organizzazione criminale nigeriana che faceva arrivare in Europa, attraverso la "rotta balcanica", cocaina dalSudamerica ed eroina prodotta Afghanistan.Le donne nigeriane, ex schiave della prostituzione liberate sempre dagli uomini della Polizia di Trieste nel corso di indagini dal 2004 al 2008, sono state inserite in programmi di reinserimento e hanno trovato lavoro nel Nord Italia. Gli uomini della Polizia hanno potuto usufruire della loro conoscenza linguistica e culturale per comprendere le strategie dei criminali nigeriani, fondamentale il loro operato per tradurre le telefonate.
"Le donne hanno partecipato all'operazione anche con un senso di rivalsa - ha detto Manuela De Giorgi, dirigenti della Polizia di Frontiera - e hanno vissuto la collaborazione come una nuova occasione che la vita le poneva di fronte".
I corrieri, per lo piu' dell'Est Europa, viaggiavano in treno o in aereo, spesso ingerendo un grosso quantitativo di ovuli, fino a 100 unita' da circa 14 grammi a testa. Fondamentale la collaborazione tra i vari corpi di polizia degli Stati interessati.Tra gli arrestati anche un criminale ricercato in Nigeria per omicidio.
http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=144908
30 June, 2010
TRAFFICKING OF DANGEROUS WASTES FROM ITALY TO NIGERIA
Scoperto un traffico di rifiuti pericolosi tra Italia e Nigeria
15 May, 2010
Nigerian mafia decapitated in Italy
Torino, decapitata la mafia nigeriana: condanne per 36 stranieri
Pubblicato il 13 Maggio 2010 da supmod2.Quello che si è concluso ieri a Torino è stato il più grosso processo celebrato in Italia nei confronti di una mafia straniera. La mafia è quella nigeriana, i soldati armati quelli appartenenti ai due clan rivali dei Black Axe e degli Eiye.
Le vittime, soggette a torture e violenze indescrivibili, sono nigeriani onesti che di quei clan non volevano far parte. Come il giovane straniero che al giudice Walter Maccario e al pubblico ministero Enrica Gabetta aveva raccontato di essere stato evirato in strada per aver risposto di “no” a chi gli chiedeva di schierarsi con uno dei due gruppi in guerra per il controllo dello spaccio e della prostituzione in città. I soldati Black Axe e i militanti Eiye erano stati arruolati nei rispettivi eserciti ai tempi dei corsi universitari frequentati a Benin City. Cominciarono a “farsi la guerra” in patria, poi trasferirono la lotta sulle strade delle nostre città. Su quelle di Torino, in particolare. Finché non finirono in manette tutti quanti nel maggio di cinque anni fa.
Nella chiusura indagini notificata a tutti gli indagati, i pm Gabetta e Ausiello avevano scritto che «lo scopo dei Black Axe e degli Eiye è quello di conquistare una assoluta supremazia sui propri connazionali al fine di ottenerne la sudditanza». Il che si traduceva nel pianificare tutta una serie di azioni che producessero denaro da inviare in Nigeria: spaccio di droga, riduzione in schiavitù delle connazionali, truffe basate sulla falsificazione di denaro, falsificazione di documenti. Un autentico piano di battaglia capace, oggi, di spiegare i numerosi episodi di violenza che durante l’estate del 2005 ebbero per protagonisti un numero altissimo di nigeriani.
Durante il processo sono stati ascoltati in aula centinaia di testimoni, quasi tutti vittime della guerra tra i due clan mafiosi. Testimonianze crude, terribili. Come questa: «Un mio connazionale, un uomo che io non conoscevo ma che abitava nel mio stesso palazzo, a un certo punto ha deciso di rivolgermi la parola. Mi ripeteva che ero un “momu”, un uomo senza palle, un uomo che non è un vero uomo. Cercava di arruolarmi, tentava di convincermi che dovevo entrare a far parte di un gruppo, del gruppo che lui e altri come lui chiamavano e chiamano Eiye. Io ho ignorato quei tentativi di approccio, me ne sono fregato. Una sera mi trovavo in un locale, a un certo punto si è avvicinato un uomo e mi ha detto che dovevo uscire in strada, che dovevo seguirlo, andare con lui perché qualcuno voleva parlarmi. Quando sono uscito erano lì che mi aspettavano, erano in tanti. Mi hanno circondato, hanno cominciato a picchiare. Hanno tirato fuori le asce, mi hanno colpito ovunque, in tutto il corpo. Ho ferite sulle braccia, sulle gambe, sul petto e sulla schiena. La conseguenza terribile di quell’aggressione è che non potrò più avere figli, quegli uomini mi hanno strappato via il pene e un testicolo».
Giovanni Falconieri
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